Una tradizione millenaria

Nell’Italia centrale sono stati rinvenuti reperti fossili di tralci di vite risalenti a due milioni di anni fa, ma è solo dalla tarda età del Bronzo che giungono a noi le tracce di un’attività agricola vera e propria, finalizzata alla coltivazione della vite. In Abruzzo, le prime testimonianze di produzione di vino si collocano in epoca preromana, con il vasellame dei corredi funebri venuti alla luce nelle necropoli monumentali intorno all’Aquila. Numerosissimi, poi, i reperti di epoca romana, che attestano la diffusione – e la popolarità – del vino, citato anche nelle opere degli storici e nei versi dei poeti. “Appresta il vino i cuori e alla passione li fa più pronti”, scrive Publio Ovidio Nasone, il famoso elegiaco di origine sulmonese. I vini prodotti nel territorio vengono elogiati nel De Agricoltura di Marco Porcio Catone e persino Annibale – racconta lo storico greco Polibio – indugiando a lungo in Val Vibrata (Teramo), viene sedotto dal vino locale.

Nelle contrade di Tollo, cittadina della provincia teatina, sono stati rinvenuti dolia (contenitori di terracotta adibiti al trasporto di vino) interi e in frammenti, oggi conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Chieti. Queste celle vinarie venivano collocate presso la dimora (villa rustica), ma anche interrate tra le vigne, con l’intento di mantenere le proprietà del luogo durante la trasformazione del mosto in vino. Sulle colline di Tollo ancora oggi non è raro imbattersi nei resti di un dolium, smuovendo il terreno per i lavori di reimpianto dei vigneti.

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