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Monastero rupestre (Sulmona - Aq, 630 m)
Informazioni e visita: Per la visita dell’interno è necessario contattare il parroco della parrocchia della Sacra Famiglia di Badia. Tel . 0864 251325
Come arrivare: Dal casello autostradale (A 25 Pescara-Roma) di Pratola Peligna si raggiunge la frazione Badia e quindi il piazzale dal quale partono i sentieri per il Santuario di Ercole Curino e per l’eremo di S. Onofrio.
Il sentiero è molto evidente e sale con ampi tornanti verso l’Eremo (30 minuti).
L’eremo di S. Onofrio fu l’ultimo fatto costruire da Pietro, dopo il 1290; in esso egli si stabilì nel 1293 di ritorno dalle solitudini d’Orfento.
Vi trascorse poco più di un anno fino al giorno in cui i cinque legati del conclave non vi salirono per portargli l’annuncio dell’elezione a pontefice. Molto probabilmente la zona era stata da lui frequentata anche in precedenza, trovando riparo nella grotta sottostante l’eremo.
La stessa grotta forse lo ospitò nel periodo in cui si costruivano le sovrastanti cellette.
Dopo la rinuncia al papato Pietro tornò al suo eremo illudendosi di potervi terminare i suoi giorni, ma dopo solo due mesi fu nuovamente costretto ad abbandonarlo e questa volta definitivamente.
Con l’abolizione, nel 1807, di alcuni ordini religiosi, dopo un periodo di abbandono comune a molti monasteri, l’eremo vide una lunga serie di eremiti, laici e religiosi, che si succedettero nelle cure del luogo sacro.
Alcuni di essi, soprattutto laici, furono personaggi interessanti, strani, e comunque circondati da quell’alone di mistero che spesso accomuna chi ha scelto tale tipo di vita.
Il complesso ha subito nell’ultima guerra gravi danni e la ricostruzione ne ha in parte mutato l’aspetto esterno. La zona più interessante e suggestiva è senza dubbio quella più antica, l’oratorio e le due successive cellette dove dimorarono fra’ Pietro e il Beato Roberto da Salle.
Un discorso a parte merita la grotta situata sotto l’eremo poiché molte tradizioni sono legate ad essa. Il Pansa riferisce che dall’opera di alcuni autori sulla vita del Santo è possibile arguire che nella grotta anticamente era praticato il rito dell’“incubatio”.
È possibile ancor oggi osservare l’antico rito della strofinazione sulle pareti della grotta ed è evidente l’esistenza di un culto delle acque: i fedeli si bagnano con l’acqua di stillicidio e la riportano a casa attribuendole proprietà terapeutiche.
Nella stessa S. Onofrio i pellegrini staccano nell’orto rametti di rosmarino e ramoscelli dagli alberi posti lungo il viale di accesso, portano via inoltre pietre, polvere e calcinacci appartenenti al santuario, conservando, pertanto, parte della santità del luogo.
Altra usanza piena di simbolismo è quella del lancio della pietra dal terrazzo. Si tratta in fondo della stessa pietra alla quale si vuole far assorbire i propri mali corporei, i propri dolori.
Nella pietra lanciata con forza nel vuoto si intende far trasmigrare il maligno presente in noi ed allontanarlo il più possibile da se stessi. I pellegrini si recano all’eremo soprattutto il 12 giugno, festa di S. Onofrio.
Un tempo andavano numerosi anche il 19 maggio, ricorrenza della morte di Celestino V.
Testo e foto di Edoardo Micati



